Secondo ANFIA, i veicoli trainati chiudono l’anno con un +14,2%, mentre il comparto autobus registra un crollo del 15,9%. ANFIA chiede misure stabili e tecnologicamente neutrali.
Il 2025 si è chiuso con segnali contrastanti nel mercato dei veicoli industriali. Secondo i dati ANFIA, mentre i veicoli trainati registrano un incremento annuo del 14,2%, con un +28,9% per i soli semirimorchi, il comparto degli autocarri cala del 2,8%, con una contrazione più marcata nel Nord-Est (-9,8%). Ancora più negativo il bilancio per gli autobus, che perdono complessivamente il 15,9% rispetto al 2024. Dicembre si conferma emblematico: +12,3% per gli autocarri e +22,3% per i veicoli trainati, ma un brusco -27,9% per gli autobus. La keyword “veicoli industriali” si impone dunque come tema chiave per descrivere una dinamica a doppia velocità, tra comparti in ripresa e altri ancora in difficoltà.
Transizione sostenibile e incentivi: il ruolo della tecnologia
ANFIA accoglie positivamente lo stanziamento di 590 milioni di euro previsto per il rinnovo del parco mezzi per il trasporto merci, ma chiede che la misura sia strutturata secondo il principio della neutralità tecnologica. Biocarburanti come biometano e HVO, insieme all’elettrico e all’ibrido, devono poter contribuire alla riduzione delle emissioni in un contesto aperto e inclusivo. Per quanto riguarda i veicoli trainati, si auspica che almeno il 20% delle risorse venga destinato a rimorchi e semirimorchi, con incentivi alla rottamazione e ampliamento delle categorie ammissibili. Le immatricolazioni in crescita del 15,8% per i semirimorchi indicano un mercato reattivo, pronto ad accogliere innovazioni se adeguatamente supportato.
Autobus: un comparto in affanno
Il settore del trasporto passeggeri chiude il 2025 con una contrazione marcata, soprattutto per gli autobus destinati al TPL (-27,7%) e per i minibus (-23,4%). Solo gli autobus turistici mostrano un progresso significativo (+62,8%). Paolo Marini, presidente della sezione Autobus ANFIA, lancia l’allarme: “Il rischio concreto è che il 2026 possa rivelarsi ancora più critico”. Non bastano interventi spot; servono misure strutturali per sostenere le poche imprese italiane rimaste attive nel comparto. La proposta di destinare parte delle risorse del Piano Sociale per il Clima al Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile è un passo utile, ma non risolutivo.



