Per IRU il prezzo del diesel resta sotto pressione nel trasporto su strada: tregua Usa-Iran prorogata, ma petrolio, gas e logistica continuano a mostrare forti segnali di instabilità
Il prezzo del diesel continua a rappresentare uno dei principali fattori di pressione per il trasporto su strada, in Europa e fuori dall’Europa, in un quadro che resta instabile nonostante la proroga a tempo indeterminato della tregua tra Stati Uniti e Iran annunciata il 21 aprile. Secondo l’analisi IRU del 24 aprile 2026, il Brent si è mantenuto sopra i 105 dollari al barile, livello che segnala quanto il mercato resti sensibile alla situazione nello Stretto di Hormuz, dove i flussi di transito risultano ancora inferiori del 15-18% rispetto ai valori di marzo. Circa 600 navi, tra cui 325 petroliere, restano ferme nel Golfo, mentre gli analisti dell’IEA stimano che, anche in caso di riapertura immediata e stabile, il ritorno ai volumi pre-crisi richiederebbe diverse settimane. A questo si aggiunge un ulteriore elemento: secondo Rystad, i margini di assorbimento che nelle prime settimane avevano attutito l’urto – scorte, greggio in navigazione, riserve e stoccaggi galleggianti – risultano ormai esauriti. Ne deriva che ogni nuovo shock rischia di riflettersi direttamente sui prezzi. Sul fronte europeo, il prezzo del diesel alla pompa è sceso a 1,977 euro al litro, rispetto ai 2,07 euro del 13 aprile, ma il calo si è arrestato negli ultimi giorni, proprio mentre il Brent è tornato oltre i 100 dollari. L’Olanda resta il mercato più caro con 2,294 euro al litro, mentre Malta si conferma il più basso grazie al sistema regolato. Escludendo Malta, i prezzi più contenuti si registrano in Spagna e Polonia. Per gli operatori, la combinazione di rincari accumulati, differenze marcate tra Paesi e assenza di una risposta fiscale comune a livello UE continua a incidere in modo diretto sulla programmazione dei viaggi e sulla tenuta dei margini.
Petrolio, gas e forniture: perché il prezzo del diesel resta esposto
La dinamica del prezzo del diesel dipende non soltanto dal greggio, ma da un intreccio più ampio che coinvolge raffinazione, logistica e approvvigionamenti energetici. Un segnale parzialmente distensivo è arrivato dall’Ungheria, dove il ritorno ai flussi commerciali dell’oleodotto Druzhba, dopo i lavori completati da Ukrtransnafta, ha consentito alla raffineria MOL di Százhalombatta di tornare rapidamente alla capacità nominale; nello stesso giorno, le quotazioni all’ingrosso del diesel in Ungheria sono scese di 8-12 fiorini al litro. Resta però un sollievo circoscritto. La Commissione europea ha stimato che, nei 44 giorni successivi all’avvio del blocco iraniano, l’UE abbia sostenuto 22 miliardi di euro aggiuntivi di costi per l’importazione di combustibili fossili. Nel frattempo OPEC+ attende la riunione del 3 maggio per decidere se confermare anche a giugno l’incremento di 206.000 barili al giorno o fermarsi. Goldman Sachs vede il Brent medio del secondo trimestre a 95 dollari, ma ipotizza uno scenario oltre 120 dollari se a fine maggio lo Stretto di Hormuz resterà ancora limitato; JP Morgan ha alzato a 100 dollari il proprio scenario centrale per il trimestre. Anche il gas naturale contribuisce a mantenere alta la tensione. Il TTF olandese ha chiuso a 44,5 euro per megawattora il 23 aprile, in aumento del 13% su base settimanale, mentre l’impianto LNG di Ras Laffan in Qatar resta in force majeure e circa il 17% della capacità nazionale di gas naturale liquefatto è fuori servizio. La piena normalizzazione non è attesa prima di agosto 2026. In parallelo, i prezzi dell’urea, pur leggermente ridimensionati rispetto al picco di marzo, restano sopra i 694 dollari per tonnellata, con effetti sulla filiera dell’AdBlue: in Belgio i prezzi sono saliti del 20%, e per le flotte diesel moderne il rischio di carenze resta particolarmente critico.
Misure nazionali e impatto sugli operatori del trasporto su strada
Sul piano delle misure pubbliche, l’ultima settimana ha registrato un’accelerazione. In Germania il Bundestag ha approvato il 23 aprile il secondo taglio dell’accisa sul diesel, pari a 14,04 centesimi al litro tra il 1° maggio e il 30 giugno, con un costo stimato di 1,6 miliardi di euro; in Svezia è entrato in vigore il pacchetto di bilancio primaverile che riduce la tassa energetica sul diesel di circa 0,40 corone al litro IVA inclusa dal 1° maggio al 30 settembre. In Portogallo prosegue la riduzione dell’ISP, mentre nel Regno Unito il taglio di 0,5 sterline al litro è stato esteso fino al 31 agosto. In Nord America, il Canada ha ridotto dal 20 aprile al 7 settembre l’accisa federale sul diesel di 0,04 dollari canadesi al litro, per un intervento valutato 2,4 miliardi di dollari canadesi. In Spagna, invece, il passaggio più rilevante per il trasporto su strada riguarda il Real Decreto-Ley 9/2026, approvato il 16 aprile, che rafforza e rende obbligatorio il trasferimento degli aumenti del carburante nelle fatture dei servizi di trasporto, introducendo anche sanzioni in caso di mancato adeguamento. Sempre in Spagna è stato revocato il 23 aprile lo sciopero dei distributori previsto per il 30 aprile e il 3 maggio, evitando tensioni logistiche nel ponte di inizio maggio. Restano però aperti altri fronti: in Italia lo sciopero nazionale di Trasportounito, previsto dal 20 al 25 aprile, è stato sospeso nel primo giorno, mentre continuano presìdi e assemblee permanenti di Unatras in circa 100 città; in Francia proseguono le proteste con nuove azioni di rallentamento e con un preavviso di sciopero il 5 e 6 maggio nei depositi TotalEnergies di La Mède e Donges. Per gli operatori europei, osserva IRU, pesano insieme il rialzo cumulato del prezzo del diesel, gli squilibri tra mercati nazionali, il rischio AdBlue e la mancanza di un intervento coordinato a livello UE. Il quadro, per ora, resta aperto.
Fonte: IRU (International Road Transport Union)


