Webfleet richiama l’attenzione sul consumo di carburante nelle flotte: guida, percorsi e manutenzione tra i fattori che incidono di più sui costi operativi
Nel trasporto aziendale, il consumo di carburante continua a pesare in modo rilevante sui costi operativi, soprattutto in una fase segnata da prezzi elevati e instabili. In questo quadro, Webfleet, soluzione per la gestione delle flotte di Bridgestone, pone l’attenzione su un punto preciso: una parte della spesa può essere contenuta intervenendo sugli sprechi evitabili che si producono nell’attività quotidiana. Il riferimento è a una serie di pratiche note ai gestori delle flotte, ma non sempre presidiate con continuità: stile di guida, scelta dei percorsi, soste a motore acceso, controllo delle condizioni del veicolo e gestione dei pneumatici. L’elemento centrale, più che la promessa di un risultato uniforme, è l’utilità di una lettura più puntuale dei dati operativi per individuare dove il consumo di carburante aumenti senza reale necessità. Secondo Jan-Maarten de Vries, Presidente Fleet Management Solutions in Bridgestone, “I prezzi del carburante sono fuori dalla sfera di controllo delle flotte, ma l’efficienza del suo utilizzo non lo è”. Nella stessa linea, osserva che “le flotte che rispondono nella maniera migliore sono quelle che comprendono dove si stia sprecando il carburante”, così da intervenire con misure concrete e più mirate.
Le leve operative che incidono di più
L’aspetto più utile che emerge dal testo riguarda il metodo, più che i risultati rivendicati nei singoli casi. Webfleet collega infatti il consumo di carburante a comportamenti e condizioni che, nelle attività urbane e nelle consegne con più fermate, tendono ad accumularsi nel tempo: accelerazioni e frenate non regolari, itinerari poco efficienti, tempi morti con motore acceso, pressione non ottimale degli pneumatici, manutenzione non sufficientemente proattiva. Sono tutti fattori che, presi singolarmente, possono apparire marginali; sommati su base giornaliera, però, incidono sulla spesa complessiva e sulla gestione del mezzo. In questa prospettiva, la tecnologia viene presentata come uno strumento di osservazione e correzione: serve a rendere visibili inefficienze che altrimenti resterebbero distribuite in molte micro-abitudini operative. Il tema, dunque, non è solo ridurre il consumo di carburante, ma capire in quali passaggi della giornata lavorativa si generi uno spreco sistematico.
Il nodo dei costi e della gestione quotidiana
Nel report sulla digitalizzazione del parco veicoli citato da Webfleet, molti fleet manager indicano tra le priorità il contenimento dei costi e il miglioramento dell’efficienza. È in questo contesto che il consumo di carburante assume un rilievo particolare: non come voce isolata, ma come indicatore che riflette l’organizzazione del lavoro su strada. La tesi sostenuta da Webfleet è che una maggiore visibilità consenta ai responsabili di intervenire prima che le inefficienze si traducano in un aggravio stabile. De Vries sintetizza questo passaggio con una formula netta: “Un consumo efficiente di carburante è un fattore chiave per migliorare il Total Cost of Ownership”. Al di là del linguaggio aziendale, il punto resta chiaro: inserire la gestione del carburante nelle attività ordinarie della flotta, e non trattarla come un’azione episodica, può aiutare a rendere più controllabili i costi in una fase di forte variabilità del mercato.


