Tim Van Der Roest, CEO D-TEC

Tim Van Der Roest, D-TEC: il valore è (anche) nel semirimorchio

Ci sono aziende che presentano l’innovazione attraverso una sequenza di nuovi prodotti. D-TEC sceglie un’altra strada: nella sede olandese di Kesteren modelli e soluzioni tecniche diventano piuttosto la conseguenza visibile di una filosofia industriale sintetizzata in uno slogan esplicito: Lift up your profit. Non significa semplicemente costruire semirimorchi più economici. Al contrario, significa ragionare sul valore del prodotto durante l’intera vita del mezzo, facendo convergere tara contenuta, portata, manutenzione, durata, disponibilità e valore residuo. È il TCO, Total Cost of Ownership, il filo che lega l’organizzazione industriale alle novità mostrate in anteprima e che, per il mercato italiano, trovano in Multitrax il proprio riferimento commerciale.

Una storia che parte dall’acciaio

Per capire D-TEC bisogna partire da lontano. L’origine dell’attuale gruppo risale al 1959, quando Jan van Vlastuin avvia un’attività di lavorazione del ferro. La produzione del primo tank trailer arriva nel 1987; nel 1991 nasce il primo Combi trailer con marchio D-TEC. Seguono acquisizioni, nuove attività e una progressiva articolazione del business, fino alla separazione, nel 2023, fra produzione D-TEC e attività di vendita, assistenza e commercio di Vlastuin. Nel 2026 la holding assume il nome OFB Group, acronimo di Our Family Business, mentre Kesteren diventa il nuovo quartier generale di D-TEC. La matrice familiare non è soltanto un elemento della storia aziendale. Il CEO Tim Van Der Roest la lega direttamente alla possibilità di pianificare nel lungo periodo: dietro le società del gruppo resta infatti una proprietà capace di sostenere investimenti che non devono necessariamente produrre risultati nel trimestre successivo. È un principio particolarmente importante in una fase di mercato tutt’altro che semplice. Van Der Roest non nasconde infatti che, dalla seconda metà del 2023, la domanda è diventata più difficile da interpretare e conquistare quote richiede uno sforzo crescente. La risposta, però, non è rallentare gli investimenti: “Se smettiamo di investire perché il mercato è difficile, perdiamo terreno”. Per un costruttore olandese, aggiunge, innovazione e controllo dei costi devono procedere insieme. A Kesteren questo si traduce in nuovi impianti: una macchina automatizzata per la sabbiatura, un nuovo sistema di taglio laser e ulteriori investimenti già programmati per i prossimi cinque anni.

D-TEC: due famiglie, un solo criterio

Nel frattempo D-TEC ha concentrato il portafoglio. Le famiglie centrali sono oggi due: chassis portacontainer e tank trailer. Sono prodotti differenti, ma progettati secondo criteri comuni: tara ridotta, elevata capacità di carico, lunga vita utile e contenimento dei costi operativi. “TCO è la parola magica”, osserva Van Der Roest. Il problema è che nel processo d’acquisto il prezzo iniziale continua spesso a pesare più della valutazione sul costo complessivo. D-TEC rivendica valori residui elevati, manutenzione contenuta e longevità dei propri prodotti, ma riconosce che tutto questo non basta: “dobbiamo anche dimostrare di avere un prezzo d’acquisto competitivo”. Da qui nasce una parte consistente del lavoro di engineering attuale. È un’impostazione che richiama quella adottata da Multitrax sul mercato italiano: non considerare il semirimorchio come un componente neutro agganciato al trattore, ma come uno strumento capace di incidere direttamente sull’economia del trasporto. Una logica già espressa da Alberto Maggi, CEO di Multitrax: “È cruciale non limitarsi a fornire un semirimorchio, ma individuare il mezzo giusto per l’applicazione specifica: solo così si genera un beneficio reale”.

CC-40, flessibilità senza zavorra

È nel trasporto container che questa filosofia trova forse la sua espressione più immediata. D-TEC indica tra i propri punti distintivi il concetto di telaio monotrave centrale, soluzione che l’azienda rivendica di aver introdotto nel settore per prima e sulla quale continua a lavorare con una nuova generazione già in fase di sviluppo. Il CC-40-3-S aggiornato ne rappresenta l’evoluzione attuale. La parola chiave è flessibilità: nasce per il 40 piedi, ma può essere configurato per container da 20 piedi centrale, 30 piedi, due unità da 20 piedi, tank container da 40 piedi e 45 piedi. La nuova opzione con testa scorrevole da 45 piedi amplia ulteriormente il campo di utilizzo, comprendendo anche reefer da 45 piedi. La versatilità non viene pagata con una massa elevata: la tara parte da 3.780 kg, a fronte di una massa complessiva ammessa del semirimorchio di 41.000 kg e di un carico utile dichiarato di 37.220 kg. L’altezza del telaio è di 1.110 mm: quest’ultimo dato assume particolare importanza con i container High Cube, perché permette di rispettare i limiti di altezza. D-TEC collega alla sezione contenuta anche un beneficio aerodinamico e, quindi, energetico, un aspetto che acquista ulteriore peso con i trattori elettrici: ridurre massa e resistenza significa preservare autonomia e diminuire la frequenza delle ricariche. In altre parole, l’efficienza del trailer diventa sempre meno separabile da quella del trattore.

CC-2030 e CC-20: togliere peso, aggiungere vita

Con la nuova generazione di CC-2030-3-F e CC-20-3-T il ragionamento sul TCO diventa ancora più evidente. Le prime evoluzioni interessano le versioni destinate al Regno Unito, mentre dall’inizio del 2027 le modifiche sono previste anche per i modelli rivolti al resto d’Europa. Il CC-2030-3-F UK può trasportare container da 20 e 30 piedi in posizione centrale e, opzionalmente, un 20 piedi posteriore, ha una tara di 3.475 kg, massa complessiva di 39.000 kg e portata utile di 35.525 kg. Accanto a questo modello arriva il CC-20, sviluppato specificamente per gli operatori britannici che movimentano prevalentemente tank container da 20 piedi. L’eliminazione di mensole e componenti non necessari alla mission specifica consente di togliere 165 kg rispetto al CC-2030 e circa 150 kg rispetto a prodotti analoghi presenti sul mercato. Secondo i calcoli del costruttore, la minore massa può generare oltre 1.000 euro di risparmio di carburante in sette anni, assumendo una percorrenza annua di circa 140.000 km. Ma alleggerire non significa semplicemente togliere acciaio. L’altezza della trave del telaio è stata aumentata di 55 mm per trovare un equilibrio tra massa e robustezza, mentre la saldatura robotizzata punta alla ripetibilità qualitativa. D-TEC stima, in funzione dell’applicazione, una vita tecnica che può arrivare fino a 15 anni: più durata significa meno ammortamento annuo e, alla fine del ciclo, un valore residuo superiore. Il costruttore mantiene inoltre la possibilità di configurare gli assali in funzione dei mercati e delle missioni, scegliendo tra Valx, SAF e BPW, con freni a disco o tamburo su alcune configurazioni. È un tema non secondario anche sul piano industriale: la strategia punta a non dipendere da un singolo fornitore e a mantenere flessibilità rispetto alle evoluzioni della supply chain.

Dal container al biometano

L’altra metà dell’identità D-TEC è fatta di cisterne. Nei Paesi Bassi l’azienda dichiara una quota di circa l’80 per cento nel segmento e negli ultimi anni sta cercando di trasferire questa posizione anche sui mercati internazionali, con il supporto della propria rete distributiva. La crescita ha già richiesto un incremento nell’ordine del 20-25 per cento della capacità produttiva dedicata ai tank trailer. Il contesto aiuta: la crescita di biogas e biometano sta modificando i flussi di trasporto. Agli effluenti zootecnici si aggiungono residui organici e sottoprodotti provenienti, per esempio, dall’industria alimentare e dalla ristorazione. Le origini dei carichi cambiano e con esse le condizioni operative. Molti punti di prelievo sono in aree con strade strette e accessi difficili, e la stagionalità del trasporto agricolo spinge gli operatori verso mezzi più polivalenti, utilizzabili durante una porzione maggiore dell’anno: è da questa trasformazione che nasce il nuovo Vacuumliner FV-VAC sterzante.

Vacuumliner: andare dove prima era difficile

La novità combina due esperienze che D-TEC aveva finora sviluppato separatamente: le cisterne con assi sterzanti e i Vacuumliner ad assali fissi. L’obiettivo è trasportare volumi importanti raggiungendo siti nei quali un articolato tradizionale incontra difficoltà di manovra. Il sistema sterzante deriva da un’esperienza che il costruttore fa risalire al 1987. Il vantaggio non riguarda soltanto il raggio di volta: minori trascinamenti degli pneumatici significano meno usura, minore sollecitazione del terreno e costi operativi inferiori. In un’applicazione agricola o in siti non asfaltati, limitare i danni al fondo può essere un vantaggio operativo altrettanto importante della pura manovrabilità. La configurazione presentata per il Regno Unito ha una capacità di 29,5 m³, serbatoio in acciaio inox da 1.900 mm di diametro e tara di 7.350 kg. La massa complessiva ammessa è di 44.000 kg. Il gruppo a tre assi adotta pneumatici 385/65 R22,5, con primo asse sollevabile automaticamente, mentre la pompa del vuoto Jurop offre una capacità dichiarata di 775 m³/h. Il circuito idraulico richiede una portata di 80-120 l/min. L’attenzione non è però rivolta soltanto alle prestazioni. La pompa è collocata lateralmente all’altezza degli occhi per agevolare utilizzo e manutenzione; il cliente può scegliere il lato operativo e configurare passaggi, scale e passerelle. Sono disponibili differenti sistemi del vuoto, fino alla versione avanzata con separatori da 175 litri e tubazioni da 6 pollici.

Non un prodotto per tutti i mercati

Uno degli elementi che emergono più chiaramente dalla giornata di Kesteren è l’assenza di una logica “one size fits all”. Nel mondo dei tank trailer, in particolare, D-TEC considera ogni mercato quasi come un caso a sé: cambiano normative, stagionalità, materiali trasportati, condizioni stradali e abitudini degli operatori. È la stessa ragione per cui il CC-20 destinato al Regno Unito utilizza un passo specifico, necessario a rispettare i requisiti britannici sulla distribuzione dei carichi sugli assi. Il CC-2030 mantiene invece maggiore polivalenza, potendo lavorare con container da 20 e 30 piedi e casse mobili. Questa capacità di adattamento è particolarmente significativa per la crescita internazionale delle cisterne. Nei Paesi Bassi l’impiego è fortemente legato al trasporto di reflui zootecnici, mentre in mercati come Italia e Francia cresce l’interesse verso la multifunzionalità e verso applicazioni connesse a biogas, biometano e flussi circolari. Ed è qui che il ruolo di una distribuzione locale come quella di Multitrax diventa parte del prodotto stesso: non basta trasferire sul mercato italiano un modello sviluppato nei Paesi Bassi. Occorre tradurne le caratteristiche in una configurazione coerente con missione, normativa e conto economico dell’operatore.

Innovare per rendere, non per aggiungere

Alla fine della visita, le novità D-TEC non raccontano quindi una corsa alla complessità tecnologica ma un esercizio continuo di sottrazione e ottimizzazione. 165 chilogrammi eliminati perché inutili su una determinata missione. Una trave rinforzata dove serve per prolungare la vita del telaio. Un asse sterzante perché un Vacuumliner possa entrare dove un semirimorchio tradizionale fatica. Una pompa spostata all’altezza dell’operatore per rendere più semplice il lavoro quotidiano. Il punto di arrivo torna allo slogan con cui D-TEC sintetizza la propria strategia: Lift up your profit. Tradotto fuori dal marketing significa spostare la valutazione dal prezzo iniziale del semirimorchio alla sua capacità di produrre valore nel tempo. Meno tara, più portata; meno usura, più disponibilità; più durata, maggiore valore residuo. Perché il semirimorchio, per quanto possa apparire semplice rispetto alla tecnologia di un moderno trattore, continua a partecipare al conto economico a ogni chilometro.

Dentro Kesteren, dove nasce il semirimorchio

La visita allo stabilimento di Kesteren aiuta a capire perché D-TEC insista tanto sul rapporto tra progettazione, produzione e durata. Qui l’industrializzazione non significa semplicemente automatizzare tutto ciò che è possibile: il criterio è scegliere dove la macchina garantisce ripetibilità e dove, invece, mantenere flessibilità produttiva. Un esempio è la saldatura, considerata dal costruttore uno dei propri elementi qualitativi distintivi. D-TEC realizza anche semilavorati destinati ad altri costruttori industriali particolarmente esigenti su questo fronte: clienti che, sottolinea Tim Van Der Roest, contribuiscono a mantenere alto il livello di controllo perché una struttura saldata diventa parte integrante del loro prodotto finale. Lo stesso approccio emerge nella gestione degli assali. Attualmente D-TEC acquista in molti casi asse e sospensione separatamente e completa l’assemblaggio internamente. È una scelta che permette di modificare la configurazione anche in una fase avanzata della produzione, vantaggio dimostratosi utile durante le recenti crisi della supply chain. Per le nuove generazioni di prodotto l’azienda sta però valutando un maggiore ricorso ad aggregati completi: possono ridurre costo e, in alcuni casi, massa, pur diminuendo parte di quella flessibilità. La fabbrica diventa così parte della strategia sul TCO. La nuova sabbiatrice automatizzata è il primo passo verso una maggiore automazione del processo di rivestimento; seguiranno un nuovo impianto laser e altri investimenti pianificati per i prossimi cinque anni. L’obiettivo dichiarato non è produrre semplicemente più velocemente, ma ridurre i costi mantenendo invariato il livello qualitativo. È la stessa logica che si ritrova nei prodotti visti all’esterno dello stabilimento: l’efficienza del semirimorchio comincia molto prima che venga agganciato al trattore.

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