Alla conferenza stampa di Rimini, l’amministratore delegato Massimo Dodoni di DAF Veicoli Industriali affronta la transizione energetica, gli obiettivi europei sulla CO₂ e le novità tecnologiche della gamma, dalla manutenzione predittiva ai camion elettrici.
Il futuro dei camion elettrici passa anche dalla disponibilità di energia, dalla diffusione delle infrastrutture di ricarica e dalla sostenibilità economica del trasporto. È uno dei messaggi emersi dalla conferenza stampa di Massimo Dodoni, amministratore delegato di DAF Veicoli Industriali, a Ecomondo 2026, in corso alla Fiera di Rimini.

Nell’incontro di oggi 4 novembre, il manager ha delineato le prospettive tecnologiche del costruttore, soffermandosi sui limiti raggiunti dai motori endotermici, sull’evoluzione della propulsione elettrica e sull’importanza di garantire la continuità operativa dei mezzi. Al centro dell’analisi anche il percorso europeo di riduzione delle emissioni di CO₂, con il sistema VECTO e l’obiettivo del 43% al 2030 richiamato durante la presentazione. Secondo Dodoni, gli ulteriori miglioramenti dei propulsori diesel potranno incidere sui consumi, ma difficilmente produrre riduzioni delle emissioni paragonabili a quelle richieste dalle prossime scadenze. Da qui la necessità di accelerare sulle alimentazioni alternative, a partire dai camion elettrici, senza escludere il futuro contributo dell’idrogeno e delle soluzioni ibride. Una trasformazione che, tuttavia, non può dipendere esclusivamente dalle capacità dei costruttori, perché coinvolge direttamente il sistema energetico e le condizioni economiche nelle quali operano le imprese di autotrasporto.

Camion elettrici, il nodo delle infrastrutture e dei costi energetici
Per spiegare le condizioni necessarie alla diffusione dei camion elettrici, Dodoni ha richiamato l’immagine di uno sgabello sostenuto da tre gambe: produzione di energia sufficiente, distribuzione capillare ed efficienza nell’utilizzo. Su quest’ultimo elemento i costruttori possono intervenire direttamente, mentre gli altri due dipendono da soggetti esterni alla filiera produttiva. «Noi possiamo lavorare solo sulla terza gamba», ha sottolineato il manager, evidenziando come la disponibilità e il prezzo dell’elettricità incidano sul costo totale di possesso, il TCO. Nel confronto proposto durante l’incontro, Dodoni ha richiamato anche il divario tra Italia e Spagna nei prezzi dell’energia, indicando per quest’ultima valori sensibilmente inferiori. In assenza di condizioni competitive, il passaggio all’elettrico rischia quindi di risultare economicamente complesso per numerosi operatori.Un passaggio particolarmente significativo dell’intervento ha riguardato le conseguenze economiche del mancato raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione della CO₂. Dodoni ha richiamato la scadenza del 2030, sottolineando che, senza un’accelerazione della transizione energetica e condizioni adeguate per la diffusione dei camion elettrici, i costruttori potrebbero trovarsi a sostenere sanzioni legate al divario tra le emissioni effettive e i limiti previsti. Un costo che, secondo il manager, rischierebbe di essere trasferito agli autotrasportatori attraverso il prezzo dei veicoli. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la capacità dell’industria di sviluppare tecnologie a basse emissioni, ma anche le condizioni necessarie affinché le imprese possano adottarle senza subire ulteriori pressioni economiche. DAF sta intanto ampliando la propria offerta di camion elettrici, con configurazioni destinate a differenti impieghi e batterie modulari. Il dimensionamento degli accumulatori viene definito attraverso l’analisi dei percorsi e delle esigenze operative del cliente, per individuare un equilibrio tra autonomia, peso e investimento. L’offerta comprende inoltre consulenza energetica, infrastrutture di ricarica e sistemi di accumulo. Dodoni ha richiamato anche le prospettive delle batterie allo stato solido e delle tecnologie di ricarica rapida, considerate possibili fattori di cambiamento nei prossimi anni.

Efficienza dei veicoli e manutenzione predittiva: la strategia DAF
Accanto all’elettrificazione, la conferenza stampa ha dedicato spazio all’efficienza dei veicoli industriali tradizionali e alla riduzione dei tempi di inattività. Dodoni ha illustrato il concetto di uptime, che amplia il servizio di assistenza attraverso il monitoraggio continuo delle condizioni del mezzo e la programmazione preventiva degli interventi. Grazie a PACCAR Connect, alla telemetria e allo Smart Service Alert, i dati di funzionamento possono essere analizzati per individuare anomalie prima che provochino guasti più gravi. L’obiettivo è organizzare l’ingresso in officina quando siano contemporaneamente disponibili personale tecnico, ricambi e spazio operativo, limitando il fermo macchina e le conseguenze economiche per il trasportatore. Sul fronte dei consumi, il manager ha illustrato il miglioramento ottenuto nel tempo, citando una riduzione da circa 34 a meno di 25 litri per 100 chilometri. Tra le soluzioni tecniche richiamate figurano il ciclo Miller, al quale viene attribuito un risparmio di carburante nell’ordine del 3%, e l’MX Engine Brake, presentato come alternativa al rallentatore tradizionale per contenere peso, costi e consumi. Spazio anche all’ampliamento della gamma, con configurazioni per il trasporto specializzato e una cabina ribassata XD destinata alla distribuzione, pensata per agevolare le frequenti operazioni di salita e discesa del conducente. Tecnologie diesel più efficienti, servizi digitali e camion elettrici costituiscono così i tre ambiti attraverso i quali DAF intende affrontare l’evoluzione del trasporto, in un quadro nel quale le scelte industriali restano strettamente legate alla disponibilità e al costo dell’energia.





