Autotrasporto, il presidente FAI Paolo Uggè contesta l’ipotesi di estendere il credito d’imposta alla committenza e richiama il rispetto delle regole nella filiera.
La competitività industriale non può essere sostenuta trasferendo ulteriori oneri sulle imprese di autotrasporto. È questa la posizione espressa da Paolo Uggè, presidente della Federazione Autotrasportatori Italiani (FAI), in risposta alle considerazioni di Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del turismo, pubblicate sul Sole 24 Ore. Al centro del confronto figurano l’ipotesi di riconoscere un credito d’imposta alla committenza, la ripartizione dei costi lungo la filiera e il rispetto delle disposizioni sulla sicurezza. Uggè contesta soprattutto la possibilità che nuovi benefici per le imprese committenti finiscano per aggravare le condizioni economiche dei vettori. «La competitività dell’industria non può essere scaricata sulle spalle dell’autotrasporto. La sicurezza e il rispetto delle regole non sono negoziabili», afferma il presidente della FAI, richiamando la necessità di distribuire le responsabilità tra tutti gli operatori coinvolti nella movimentazione delle merci. La questione riguarda anche i rapporti contrattuali, nei quali, secondo la federazione, non sempre gli adeguamenti tariffari riconosciuti ai trasportatori vengono mantenuti.
Credito d’imposta e sicurezza, le osservazioni della FAI
L’eventuale estensione degli incentivi fiscali alla committenza rappresenta uno dei principali punti di divergenza. Uggè non esclude in linea di principio questa possibilità, ma mette in discussione l’opportunità di finanziare ulteriori agevolazioni attraverso risorse pubbliche. Richiama inoltre la disciplina europea sugli aiuti di Stato, sottolineando che gli interventi riguardano il trasporto professionale delle merci su strada e non quello effettuato in conto proprio. Un ampliamento dei benefici potrebbe quindi, secondo il presidente FAI, esporre l’Italia al rischio di una procedura di infrazione. Un altro elemento riguarda i costi minimi necessari a garantire la sicurezza sociale e della circolazione, previsti dalla legge delega n. 32/2005 e dai successivi provvedimenti attuativi. Uggè ricorda che tali parametri furono definiti tra il 2006 e il 2008 nell’ambito della Consulta del trasporto e della logistica, con il coinvolgimento delle rappresentanze della committenza. L’introduzione venne consentita dall’Unione europea, mentre l’emanazione fu affidata al Ministero. Per la FAI, il mancato rispetto di queste disposizioni compromette il principio della responsabilità condivisa e incide direttamente sulla sicurezza dell’autotrasporto e dell’intera filiera.
Caro gasolio e rapporti economici tra vettori e committenti
Il confronto coinvolge anche gli effetti delle misure adottate contro l’aumento dei carburanti. Secondo Uggè, gli interventi pubblici non avrebbero prodotto una compensazione effettiva dei maggiori costi sostenuti dalle imprese di autotrasporto, limitandosi prevalentemente a ripristinare le condizioni precedenti agli interventi generalizzati sul prezzo alla pompa. «In sostanza, le imprese non hanno beneficiato di risorse pubbliche aggiuntive, se non in misura minima», precisa il presidente della FAI. Sul piano contrattuale emerge inoltre un’ulteriore criticità: alcuni committenti avrebbero inizialmente riconosciuto incrementi tariffari, chiedendone successivamente il recupero. Una situazione che, nella valutazione della federazione, rende più difficile mantenere un equilibrio economico tra industria e trasportatori. Uggè sollecita quindi Confindustria a sostenere le richieste avanzate da tempo dalle organizzazioni dell’autotrasporto, individuando nel rispetto delle norme il presupposto per una collaborazione effettiva. «Le regole non sono negoziabili: una volta stabilite, devono essere rispettate», conclude, ribadendo la centralità degli obblighi condivisi nei rapporti tra vettori e committenza.





