Arval ha analizzato la mobilità casa-lavoro tra oltre 800 lavoratori: trasporto pubblico, flessibilità e tempi di percorrenza incidono sempre di più sulle scelte
La mobilità casa-lavoro resta legata all’automobile, ma il quadro che emerge dalla Mobility Week di Arval è più articolato rispetto a una semplice contrapposizione tra mezzo privato e trasporto collettivo. L’analisi, condotta su oltre 800 persone appartenenti a diverse generazioni che lavorano nel Gruppo BNP Paribas, mostra anzitutto un’organizzazione del lavoro fortemente flessibile: il 74% trascorre in ufficio due o tre giorni alla settimana, il 21% quattro o cinque giorni e il 5% meno di due. Negli spostamenti quotidiani l’auto privata raccoglie il 34% delle indicazioni, davanti a treno, metro e bus, complessivamente al 30%; seguono l’auto aziendale al 12%, gli spostamenti a piedi o in bicicletta all’11% e moto o scooter al 10%. Il dato si inserisce in una mobilità casa-lavoro che combina sempre più soluzioni differenti: il 25% degli intervistati utilizza già più modalità per il commuting. Le preferenze cambiano anche con l’età. Tra gli under 30 l’auto privata raggiunge il 38% e treno o metro il 29%, mentre il 14% abbina questi ultimi all’auto privata. Nella fascia 30-54 anni, accanto all’auto privata al 32%, assumono peso l’auto aziendale al 15% e treno o metro al 16%.

Tempi di viaggio e flessibilità entrano nelle scelte di lavoro
Il tempo trascorso negli spostamenti rappresenta uno degli elementi centrali della mobilità casa-lavoro. Il 36% dedica al tragitto quotidiano di andata e ritorno più di 60 minuti; il 23% impiega tra 46 e 60 minuti, il 18% tra 31 e 45 minuti e il 17% tra 16 e 30. Solo il 5% resta sotto i 15 minuti, mentre l’1% lavora da remoto. La rilevanza del tema emerge anche quando viene chiesto quanto la mobilità pesi nelle scelte: il 59% assegna il punteggio massimo, definendola fondamentale, il 29% la considera determinante e il 10% rilevante. In cima ai valori associati agli spostamenti figurano comodità e flessibilità, seguite da risparmio economico, velocità e sicurezza. Arval rileva inoltre la presenza delle motorizzazioni elettrificate nelle famiglie: il 7% possiede già un veicolo elettrico a batteria e il 13% un ibrido plug-in; un ulteriore 24% sta valutando questa possibilità, mentre per il 56% non rappresenta al momento una priorità. I numeri delineano così una mobilità casa-lavoro nella quale tempi, costi e possibilità di combinare mezzi differenti concorrono alla scelta quotidiana.

Infrastrutture e costi restano i principali ostacoli
Il cambiamento, secondo i risultati raccolti da Arval, incontra soprattutto vincoli strutturali ed economici, indicati complessivamente dall’89% del campione, contro l’11% che individua fattori culturali e comportamentali. Tra gli ostacoli specifici alla trasformazione della mobilità casa-lavoro, le infrastrutture sono citate dal 27%, le distanze e le caratteristiche del territorio dal 20%, i costi elevati dal 19%; la carenza del trasporto pubblico e gli incentivi insufficienti raccolgono entrambi il 9%. Anche le aspettative sul futuro non seguono una sola direzione. Il 47% pensa che il proprio modo di raggiungere il lavoro non cambierà, il 23% prevede invece di modificare in parte le modalità di spostamento e il 21% immagina di ridurre ulteriormente gli spostamenti fisici attraverso un maggiore ricorso allo smart working; il restante 9% non riesce ancora a delineare uno scenario. Tra quanti prospettano un cambiamento, il 48% indica il passaggio a un veicolo elettrico, il 32% un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici e il 20% più spostamenti a piedi o in bicicletta. Ne emerge una mobilità casa-lavoro destinata a svilupparsi attraverso soluzioni differenti, nelle quali automobile, trasporto collettivo, mobilità attiva ed elettrificazione possono assumere un peso diverso in base all’età, alle esigenze individuali e alle condizioni del territorio.


