Autotrasporto, UNATRAS chiede un incontro urgente all’Esecutivo: tensioni e blocchi in alcune regioni, mentre resta aperta l’ipotesi di un fermo nazionale dei servizi
L’autotrasporto italiano attraversa una fase di forte tensione e UNATRAS, Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci, chiede al Governo la convocazione urgente di un incontro con le rappresentanze nazionali del settore. Al centro delle preoccupazioni dell’organizzazione ci sono le difficoltà economiche delle imprese, l’aumento dei costi di gestione — a partire dal prezzo del gasolio — e la mancanza di tutele considerate adeguate in un mercato ritenuto sempre meno regolato. Il quadro, secondo UNATRAS, è reso più critico dalle iniziative autonome registrate sul territorio. In Puglia si sono verificati tensioni e blocchi, in un contesto nel quale l’associazione segnala problemi di sicurezza e possibili rischi per l’incolumità dei lavoratori; ulteriori iniziative di blocco risultano inoltre programmate nei prossimi giorni da comitati e gruppi autonomi in Calabria e Sicilia. Per UNATRAS questi episodi rappresentano la manifestazione più evidente di un disagio che interessa una parte più ampia dell’autotrasporto e che, da tempo, viene portato all’attenzione delle istituzioni. Il coordinamento richiama anche l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, dopo il quale, sostiene, non sarebbe ripartito un confronto strutturato per verificare l’attuazione dei provvedimenti già adottati e affrontare nuove misure destinate alle imprese.
Costi, tutele e confronto istituzionale al centro delle richieste
La questione riguarda anche le possibili conseguenze sul sistema logistico nazionale. UNATRAS ritiene che il protrarsi delle difficoltà dell’autotrasporto, insieme all’assenza di un nuovo tavolo con il Governo, possa aumentare il rischio di una paralisi delle attività e produrre effetti più ampi sull’economia. L’associazione attribuisce particolare rilievo al costo del gasolio, indicato tra le principali voci che stanno comprimendo i margini delle imprese, e alla necessità di rafforzare le condizioni di tutela degli operatori. Il confronto con l’Esecutivo viene quindi indicato come passaggio necessario per esaminare sia lo stato delle misure già approvate sia gli interventi ancora richiesti dal comparto. Sul piano delle iniziative, la presidenza di UNATRAS ha annunciato l’intenzione di avviare azioni di autotutela, con manifestazioni e iniziative sul territorio nazionale. La linea indicata è legata all’eventuale mancata convocazione di un incontro urgente: qualora il confronto non ripartisse, il coordinamento delle associazioni potrebbe passare a una fase successiva di mobilitazione. L’obiettivo, nella posizione espressa dall’organizzazione, è riportare le istanze dell’autotrasporto al centro dell’interlocuzione istituzionale prima che le proteste autonome e le difficoltà economiche producano ulteriori conseguenze operative.
UNATRAS apre all’ipotesi del fermo nazionale dei servizi
In assenza di risposte da parte del Governo, UNATRAS prevede di convocare i propri organismi deliberanti per valutare le decisioni successive, compresa la possibile proclamazione del fermo nazionale dei servizi. Non si tratta, allo stato, di un fermo già proclamato: l’eventuale scelta viene collegata all’evoluzione del confronto con l’Esecutivo e alle decisioni degli organi competenti del coordinamento. La prospettiva segna tuttavia un passaggio rilevante nella vertenza dell’autotrasporto, perché porta sul piano nazionale una tensione che finora si è manifestata anche attraverso iniziative locali e autonome. UNATRAS definisce l’eventuale ricorso al fermo “un atto di estrema necessità” e sintetizza la propria posizione con la frase: “senza l’autotrasporto l’Italia si ferma”. Il coordinamento attribuisce quindi al Governo la responsabilità di evitare un ulteriore irrigidimento della situazione attraverso la riapertura del dialogo con le rappresentanze del settore. Le prossime mosse dipenderanno dalla convocazione del confronto richiesto e dalle conseguenti valutazioni degli organismi associativi; sullo sfondo resta la possibilità di una mobilitazione più ampia dell’autotrasporto, fino al fermo nazionale dei servizi.



