Le tariffe dell’autotrasporto potrebbero aumentare ancora nel terzo trimestre 2026: l’indice elaborato da IRU, Upply e Ti sale a 28,3 punti, il valore più alto mai registrato.
Le tariffe autotrasporto restano sotto pressione in Europa e, dopo la forte accelerazione registrata nel secondo trimestre, gli operatori si attendono nuovi rincari nei prossimi mesi. È quanto emerge dal European Road Freight Rate Benchmark di IRU, Upply e Ti, che fotografa un netto cambiamento delle aspettative per il terzo trimestre 2026. Il European Road Freight Sentiment Index è salito di 11,4 punti, raggiungendo quota 28,3: si tratta del valore più alto dall’avvio della rilevazione. Il movimento indica una prevalenza sempre più marcata delle attese di rialzo delle tariffe autotrasporto, non soltanto in termini di diffusione, ma anche di intensità. Il 54% degli intervistati continua infatti a prevedere un incremento moderato, mentre la quota di chi si aspetta una crescita sostanziale è balzata dal 4,9% del trimestre precedente al 31,9%. Soltanto il 9,8% non prevede variazioni; ancora più contenuta, al 4,3%, è la percentuale di operatori che si aspetta una diminuzione delle tariffe, mentre appena lo 0,4% indica la possibilità di un calo consistente. Il quadro delineato da IRU, Upply e Ti sposta quindi l’attenzione dal rialzo già osservato nel secondo trimestre alle pressioni che potrebbero accompagnare il mercato durante l’estate e l’inizio dell’autunno.
Diesel e costi operativi continuano a sostenere le tariffe
Alla base delle aspettative sulle tariffe autotrasporto resta soprattutto l’andamento dei costi. Nel secondo trimestre 2026 gli indici europei avevano già mostrato una forte accelerazione: le tariffe contrattuali erano salite a 148 punti, con un incremento di 7,9 punti sul trimestre e di 15,2 punti su base annua, mentre le tariffe spot avevano raggiunto 146,8 punti, guadagnandone 14,6 rispetto ai tre mesi precedenti e 13,9 rispetto all’anno precedente. Il diesel ha rappresentato uno dei principali fattori di pressione. Secondo i dati riportati nel benchmark, il prezzo medio nell’Unione europea si è attestato a 1,94 euro al litro nel trimestre, il 12% in più rispetto al periodo precedente e il 27% sopra i livelli di un anno prima. Parallelamente, l’indice CNR relativo ai costi operativi dei camion per il lungo raggio ha registrato un aumento vicino al 10% annuo, con una crescita del 4,9% nel solo confronto trimestrale. L’effetto sui prezzi del trasporto è stato diretto: costi energetici di questa entità risultano difficili da assorbire interamente per i vettori e tendono quindi a trasferirsi sulle tariffe autotrasporto applicate alla committenza. A pesare sullo scenario rimangono inoltre le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati energetici, fattori che IRU, Upply e Ti individuano tra le principali ragioni del peggioramento delle aspettative.
Nel terzo trimestre cresce il rischio di aumenti più consistenti
Il punto più rilevante del nuovo indicatore non è, dunque, la semplice prevalenza di previsioni al rialzo, già osservata in passato, ma il passaggio verso aumenti considerati più consistenti. Quasi un intervistato su tre ritiene ora probabile un incremento sostanziale delle tariffe autotrasporto nei prossimi tre mesi, una quota quasi triplicata nell’arco di un trimestre. La pressione non arriva però soltanto dai carburanti. Nel primo semestre l’attività manifatturiera dell’Eurozona ha mostrato segnali di tenuta, mentre alcune filiere industriali hanno sostenuto la domanda di trasporto; allo stesso tempo, consumi ancora deboli e costi elevati delle materie prime potrebbero limitare l’intensità della crescita. Il mercato entra quindi nel terzo trimestre con due forze contrapposte: da una parte costi operativi e diesel continuano a sostenere le tariffe autotrasporto, dall’altra un eventuale rallentamento della domanda industriale potrebbe porre un limite alla loro corsa. Per il momento, tuttavia, il sentiment rilevato da IRU, Upply e Ti resta nettamente orientato verso ulteriori rincari, con una distribuzione delle risposte che attribuisce sempre più peso allo scenario di aumenti marcati rispetto a quello di semplici aggiustamenti marginali.


