ASSOTIR propone quattro interventi contro il caro gasolio per sostenere l’autotrasporto e affrontare l’aumento dei costi operativi aziendali.
ASSOTIR propone quattro interventi contro il caro gasolio per sostenere l’autotrasporto e affrontare l’aumento dei costi operativi aziendali.

Caro gasolio, ASSOTIR presenta quattro proposte per l’autotrasporto

25 Settembre 2026
2 mins read

ASSOTIR indica quattro misure contro il caro gasolio, dall’aggiornamento dei costi di esercizio alla tassazione degli extra-profitti, mentre resta aperto il confronto sull’eliminazione dello sconto sulle accise.

Il caro gasolio torna al centro delle richieste del settore dell’autotrasporto alla vigilia della prevista eliminazione dello sconto sulle accise. ASSOTIR ha presentato al Governo quattro interventi ritenuti necessari per affrontare l’aumento dei costi: aggiornare i valori minimi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese; applicare le norme poste a tutela dei trasportatori, a partire dalla clausola di adeguamento automatico del prezzo del gasolio; istituire rapidamente la Consulta dell’Autotrasporto; introdurre una tassazione degli extra-profitti delle compagnie energetiche destinata a sostenere il comparto. Secondo ASSOTIR, dall’inizio di marzo il prezzo del carburante è cresciuto di oltre 60 centesimi e la fine dello sconto sulle accise determinerebbe un ulteriore incremento. L’associazione sostiene inoltre che, a fronte dei rincari registrati sui beni di consumo, le imprese di trasporto non abbiano ottenuto, nella quasi totalità dei casi, un adeguamento delle tariffe che avrebbe dovuto raggiungere almeno il 15%. La presidente nazionale Anna Vita Manigrasso ha quindi chiesto di “Aprire subito un confronto, per non arrivare al 6 ottobre con un decreto già pronto”, aggiungendo che “l’impatto dell’emergenza è stato scaricato in gran parte sull’Autotrasporto”.

Caro gasolio, il nodo dei costi di esercizio e delle tariffe

Tra i punti sollevati da ASSOTIR c’è l’aggiornamento dei valori minimi di riferimento dei costi di esercizio, che il Ministero dei Trasporti dovrebbe effettuare con cadenza trimestrale. Il segretario generale Claudio Donati osserva che il dato disponibile è ancora quello di marzo, precedente alla fase più critica del caro gasolio. “È un dato preistorico”, afferma Donati. L’aggiornamento, nella posizione dell’associazione, fornirebbe ai vettori un parametro oggettivo da utilizzare nel confronto sulle tariffe. Il peso del carburante sui conti aziendali, intanto, sarebbe sensibilmente cambiato: prima dell’emergenza il gasolio rappresentava il 27% dei costi, mentre oggi la quota viene indicata tra il 35 e il 40%. A questo intervento ASSOTIR affianca la richiesta di rendere operative le tutele già previste, in particolare il meccanismo di adeguamento automatico legato al prezzo del carburante. “Stiamo affrontando questa crisi quasi a mani nude”, afferma Donati, chiedendo di “dare applicazione a quelle pochissime norme che tutelano gli autotrasportatori, prima fra tutte la clausola di adeguamento automatico del costo del gasolio”.

Consulta dell’Autotrasporto ed extra-profitti tra le richieste di ASSOTIR

Il terzo fronte riguarda la Consulta dell’Autotrasporto, strumento che, secondo ASSOTIR, dovrebbe favorire un confronto tra vettori e committenza sulla ripartizione degli effetti del caro gasolio. Donati chiede al Governo di rispettare l’impegno assunto per la sua istituzione, sottolineando la necessità di intervenire in tempi rapidi. La quarta proposta riguarda invece una tassa sugli extra-profitti delle compagnie energetiche, con risorse da destinare al sostegno delle imprese penalizzate dall’aumento dei carburanti. Sul piano delle iniziative della categoria, ASSOTIR esclude per ora l’ipotesi di uno sciopero. “Non credo che ci sia bisogno di proclamare nessuno sciopero, siamo convinti che il Governo sia perfettamente consapevole della situazione”, afferma Manigrasso. La presidente avverte però delle possibili conseguenze economiche in assenza di interventi: “Tuttavia se il Governo rimarrà inerme, i trasportatori non si fermeranno per protesta, ma semplicemente perché senza gasolio i camion non si accendono. E inevitabilmente, tutto questo si ripercuoterà a macchia d’olio sull’intero sistema produttivo del Paese”.

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