L’analisi di T&E sul TCO dei camion elettrici rileva una convenienza già raggiunta in sei Paesi. Italia ancora distante, ma il divario potrebbe chiudersi entro il 2030
Il TCO dei camion elettrici, ovvero il costo totale di proprietà che somma il prezzo di acquisto e le spese di gestione del mezzo nell’arco di cinque anni, è già inferiore a quello dei camion diesel in sei dei nove principali mercati dell’Unione europea analizzati da Transport & Environment (T&E). Non si tratta quindi del semplice confronto tra i prezzi di listino, ma di una valutazione economica che considera quanto costa complessivamente possedere e utilizzare un veicolo. I sei Paesi nei quali l’elettrico risulta più conveniente rappresentano, insieme, il 46% delle vendite di nuovi mezzi pesanti nell’UE. L’analisi mostra così come il maggiore investimento iniziale richiesto per un camion a batteria possa essere compensato, in determinate condizioni, dai minori costi sostenuti durante l’utilizzo. Paesi Bassi e Germania sono i casi più significativi: su cinque anni, T&E calcola un risparmio rispetto al diesel rispettivamente di 100.000 e 85.000 euro. In entrambi i mercati, il maggiore costo iniziale verrebbe recuperato dopo circa due anni. Con gli attuali prezzi elevati del gasolio, il vantaggio potrebbe salire a 123.000 euro nei Paesi Bassi e a 106.000 euro in Germania. La convenienza del TCO dei camion elettrici, tuttavia, cambia sensibilmente tra i diversi mercati europei.
Italia in ritardo: 94.000 euro di extracosto in cinque anni
In Italia il quadro è, almeno per ora, opposto. Secondo T&E, dopo cinque anni un e-truck presenta un costo totale di proprietà superiore di circa 94.000 euro rispetto a un equivalente diesel. L’analisi riconduce il divario anche alle condizioni normative ed economiche italiane: la rete autostradale, in larga parte gestita da concessionari, non applica una differenziazione dei pedaggi basata sulle emissioni di CO₂; manca inoltre un mercato dei crediti per la ricarica elettrica e non sono previsti sistemi stabili di sostegno all’acquisto dei mezzi o alle infrastrutture di ricarica nei depositi. Lo scenario elaborato da T&E indica però una possibile inversione entro il 2030. La riduzione attesa del costo dei veicoli, insieme a un incentivo pari al 20% del prezzo iniziale, potrebbe rendere favorevole il TCO dei camion elettrici anche sul mercato italiano. Con l’aggiunta di pedaggi differenziati in funzione delle emissioni di CO₂ e di un sistema di crediti per la ricarica nei depositi, il risparmio potrebbe arrivare, secondo la modellizzazione, a 60.000 euro nell’arco di cinque anni. Entro il 2030 T&E stima inoltre che gli e-truck possano diventare meno costosi da gestire in tutti e nove i Paesi esaminati.
T&E: il nodo della competitività dei costruttori europei
Al confronto tra diesel ed elettrico si affianca un secondo elemento: la posizione dell’industria europea dei mezzi pesanti rispetto ai concorrenti cinesi e statunitensi. Secondo T&E, camion elettrici prodotti in Cina e negli Stati Uniti vengono già proposti a prezzi di acquisto sensibilmente inferiori, aumentando la pressione sui costruttori europei. L’organizzazione collega quindi l’evoluzione del TCO dei camion elettrici anche alla capacità dell’industria UE di aumentare produzione e offerta, raggiungendo economie di scala in grado di ridurre i prezzi. Tra le misure indicate figurano il mantenimento degli standard europei sulla CO₂ dei mezzi pesanti, con l’obiettivo di riduzione del 43% entro il 2030, l’ampliamento dei pedaggi parametrati alle emissioni e il sostegno alle infrastrutture di ricarica. Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, osserva: «Le aziende di autotrasporto, in molti Paesi europei, possono ridurre i costi operativi e proteggersi dagli shock petroliferi passando già oggi all’elettrico. Ma truck-maker e governi dovrebbero sostenerle in questo percorso». Sul quadro necessario agli investimenti aggiunge: «Ogni investitore nell’ecosistema dei mezzi pesanti elettrici ha bisogno di una politica stabile, non di continui cambiamenti di rotta».



